Cretini al comando

(incompiuta di A.A.)

 

Prologo

Lor signori avranno più volte riscontrato che alle volte persone intelligenti, istruite professionalmente qualificate e laboriose si trovano a lavorare agli ordini di un cretino, ignorante e fannullone. Questa situazione si determina, in effetti, abbastanza spesso, forse anche più spesso di quanto non sembrerebbe dover capitare per effetto della semplice combinazione casuale degli incontri fra persone cretine e intelligenti, data la loro quantità nella popolazione. Perché?

L’inaspettata elevata frequenza del fenomeno suscita una legittima curiosità scientifica in merito alle circostanze che favoriscono la presenza di un cretino in posizioni di comando. La nostra teoria, esimi colleghi studiosi e osservatori, è che la notevole frequenza statistica delle situazioni in cui il cretino comanda sugli intelligenti è giustificata dai fatti, in quanto tale assetto è più stabile e duraturo di quello inverso: esaminiamo dunque come le due situazioni si configurano in termini di benefici e danni per i soggetti che ne sono coinvolti, per capire come i loro rispettivi comportamenti si orienteranno.

Partiamo dal caso in cui una persona intelligente abbia dei collaboratori cretini. E’ naturale e comprensibile che l’intelligente cerchi a priori di evitare che si verifichi questa situazione, e comunque, anche quando ciò capitasse per caso o per disgrazia, si può scommettere che egli tenterà di correggere la situazione: di fronte all’evidente inadeguatezza di un collaboratore, l’intelligente proverà  a liberarsene, o quantomeno ad intervenire per migliorare per quanto possibile le sue mediocri capacità. E’ pur vero che il cretino, da parte sua, potrebbe contrastare questi processi cercando di ostacolare la sua esclusione, o di rendere più difficile un suo miglioramento. Però, in questo eventuale perverso tentativo, egli si troverà comunque in svantaggio; primo perché in posizione subordinata; secondo, perché cretino. Quindi, le circostanze e i comportamenti naturali portano a ridurre la probabilità che un cretino lavori per una persona intelligente; la situazione in cui l’intelligente comanda sul cretino si verifica allora di rado, e quando anche capita per accidente, essa tende comunque a risolversi rapidamente.

Al contrario, quando è un cretino a trovarsi in una posizione di comando questa situazione tende a perdurare e a consolidarsi; vediamo perché. In primo luogo, il cretino trae obiettivamente un notevole beneficio dal dotarsi di collaboratori intelligenti: la loro presenza e il loro impegno riducono le conseguenze nefaste della sua cretineria. Spesso sarà il cretino stesso, in modo magari più o meno inconsapevole, ad intuire che i collaboratori intelligenti gli sono utili; in altri casi vi saranno altre persone (parenti, soci, colleghi) che opereranno dall’esterno per fare in modo che il cretino si doti di collaboratori capaci, cercando così di ridurre i danni della sua cretineria. In tutti i casi, 

Si presti anche attenzione ad un altro fatto, tutt’altro che marginale: un cretino che benefici della collaborazione di persona intelligenti non potrà che consigliare ai suoi amici (altri cretini) di fare lo stesso. L’intelligente che abbia invece sperimentato la disgrazia di avere un cretino per collaboratore, suggerirà senza dubbio ai suoi amici (altri intelligenti) di stare ben attenti a non ripetere il suo errore. Quindi, anche i naturali meccanismi di diffusione delle informazioni e delle esperienze portano i cretini a incoraggiare altri cretini a comandare su persone intelligenti, mentre viceversa gli intelligenti si raccomandano l’un l’atro di guardarsi dalla iattura di avere un collaboratore inetto.

Tutto ciò dimostra ineluttabilmente che sono proprio le grandi forze dell’evoluzione e della statistica, attraverso il ben noto processo di selezione naturale delle configurazioni più atte a perpetuarsi, a favorire gli abbinamenti in cui è il cretino che comanda sull’intelligente. E che le leggi della trasmissione della conoscenza e dell’apprendimento per imitazione non fanno che amplificare questo fenomeno. Non ci si stupisca, allora, di constatare che così spesso i cretini occupano le posizioni di potere e gli intelligenti quelle a loro subordinate.

Le conseguenze di una relazione fra un superiore-cretino e dei sottoposti-intelligenti sono di notevole importanza e grande impatto nelle organizzazioni. Il fenomeno merita perciò senza dubbio un’accurata analisi sociologica, che non può che muovere da una rassegna di casi di studio tipici, che distingueremo in base al profilo del cretino in questione. Andiamo a incominciare.

Il Cretino-erede, padrone dell’azienda

Il primo caso da esaminare è quello (si potrebbe dire quasi epitomico!) del Cretino che è subentra nell’azienda di papà. Questo nostro Cretino è nato fortunato: papino ha avuto successo ed ha tirato su una bella aziendina familiare, che macina abbastanza quattrini da rendere ridicola per i figli qualsiasi ipotesi di svolgere un’altra attività remunerativa. Altri figli, magari meglio consigliati e guidati da altri genitori, saprebbero approfittare della loro fortuna e si dedicherebbero alle proprie passioni sviluppando le loro specifiche attitudini, godendo della rendita e delle ricchezze di famiglia senza aver la pretesa di misurarsi con i successi paterni. Cretino, invece, per presunzione o per sfida, per  puro caso (oppure, semplicemente, perché è cretino!), un bel giorno subentra a papà alla guida dell’impresa credendo di poter fare la sua parte.

Il carattere di Cretino è quello che è. Grazie al consistente benessere familiare assicurato dalle fortune paterne, ha potuto dedicare le proprie energie giovanili ad attività che assicurano risultati appariscenti e gratificanti anche a fronte di capacità mediocri e sacrifici modesti. Crede di aver misurato sé stesso con il conseguimento di improbabili titoli di studio rilasciati dalle scuole e università più facili del mondo, che magari ha ottenuto con il generoso aiuto di insegnanti privati reclutati per supplire alle sue sfacciate carenze. Ha forgiato il proprio carattere praticando compiacenti sport da circolo, in cui una coppa e una medaglia non si negano a nessuno. Ha sviluppato il proprio atteggiamento nelle relazioni con gli altri partendo dalla posizione di sicurezza che deriva dall’esibizione del proprio elevato tenore di vita. Insomma, non solo è un completo inetto, ma è anche arrogante, viziato, strafottente, abituato ad essere lusingato dagli altri. Con un simile caratterino non c’è da sorprendesi che, quando per disgrazia o sfinimento papà fondatore si ritira dagli affari, Cretino si senta perfettamente pronto e qualificato per emulare il successo di chi lo ha preceduto, mentre in realtà egli è del tutto inadeguato.

Per di più, poveretto, le circostanze giocano contro di lui. Il successo delle aziende familiari, specie se costruite da zero da un imprenditore dotato di intuizione e determinazione che ha saputo cogliere i benefici di una congiuntura fortunata, é per sua stessa natura effimero. Ripetere e magari superare simili risultati sarebbe un compito arduo anche per un Henry Ford reincarnato; figurarsi per Cretino, che per di più manca esattamente di quelle ambizioni e motivazioni che avevano fatto grande papà.

Dal momento in cui Cretino prende il timone dell’azienda i disgraziati che si trovano a lavorare per lui sono in grande imbarazzo. Tutti vedono chiaramente che Cretino non vale neanche un’unghia del padre, conosce a malapena le tabelline (la necessaria laurea, la più facile che ci fosse, gli è stata comprata ad un’università privata), è arrogante e non conosce né la fatica (nel senso che non l’ha mai sperimentata) né la responsabilità. Diversamente da altri manager professionisti non ha esperienza diretta di altri ambienti di lavoro: infatti, avendo l’azienda di famiglia, non è mai andato a lavorare da qualche altra parte, o se l’ha fatto si è trattato di una parentesi presso l’azienda di qualche amico dei genitori dove Cretino è stato tenuto a scaldare la sedia per fare una cortesia al papà.

Inevitabilmente, nel giro di poco tempo o al sorgere delle prime difficoltà i risultati cominciano a peggiorare. Oppure, più semplicemente, l’attività è matura ha finito il suo ciclo naturale e di idee per rinnovarsi non ce n’è. I dipendenti di Cretino tentano comunque di salvare l’azienda, per proteggere il loro stesso stipendio. Si costruisce, non di rado in modo anche esplicito, una sorta di sodalizio fra colleghi per fare quadrato e salvare il salvabile. Qualcuno si accolla l’incarico di fare da balia a Cretino, tentando da una parte di instillare nella mente del giovane i rudimenti della gestione degli affari, dall’altra di estrometterlo dalle decisioni più delicate. Si configura rapidamente una strategia strisciante tesa a blindare l’attività dell’azienda riducendo per quanto possibile lo spazio aperto all’iniziativa del nuovo padrone: “Mi spiace dottore, ma questo contratto ormai non si può più cambiare. E’ stato suo padre a decidere così”, oppure “No, vede, non possiamo assolutamente cambiare distributore perché c’è un’esclusiva per dieci anni”.

Qualcun altro, contando sulla ben consolidata abitudine del bischero a godersi i piaceri della vita, cerca di distoglierlo dalla vita dell’azienda ravvivando i suoi altri tradizionali interessi: “Ma figurati, non c’è alcun bisogno che tu debba rinunciare alle tue quattro settimane a sciare a Cannesteg! Proprio a marzo, quando la neve è così perfetta? Non ti preoccupare degli affari, qui tutto fila liscio. Ci pensiamo noi a mandare avanti tutto, e ti terremo sempre informato via e-mail”. Oppure, ancora meglio: “Caricare sull’azienda un milione di euro di costi pubblicitari per sponsorizzare la tua barca a vela? Ma è un’idea fan-tas-ti-ca! Anzi, perché non ti occupi di persona di mettere su equipaggi e materiali, e ti iscrivi al campionato invernale? Se investiamo in pubblicità, è meglio che tu poi faccia il maggior numero di regate possibile, così il marchio si vede in giro”. Se non si riesce proprio a tenerlo fuori, almeno si prova a farlo concentrare sulle attività interne meno strategiche e più divertenti: “Dovresti assolutamente curare di persona le relazioni esterne. Chi meglio di te può seguire le fiere e i congressi, i rapporti istituzionali, informarsi sulle novità del mercato?”. Se funziona, Cretino si lasca accompagnare gentilmente fuori dalla stanza dei bottoni, lasciando che siano altri a occuparsi di produzione, vendite, ricerca, controllo di gestione, amministrazione del personale. Non è raro poi che sia proprio Cretino stesso, con un benefico processo di acquisizione consapevolezza, a capire che se insiste a voler dirigere l’impresa rischia di diventare povero. Si può anche contare sul tempo, che prima o poi farà capire a Cretino che è assai più elegante e piacevole sudare su un campo di golf che in un consiglio di amministrazione.

Insomma, la presenza di Cretino ai vertici decisionali di un’organizzazione non è, generalmente, destinata a durare. Se se si lascia estromettere, si leva gradualmente dai piedi; se invece insiste a governare l’impresa, ne accelera la rovina. La vita di coloro che da lui dipendono potrà essere molto diversa a seconda di quale di questi due esiti prevarrà.

Lavorare per un cretino-erede assente, che si fa da parte e vive lontano dall’azienda consumandosi sui campi da golf e nei salotti, può essere entusiasmante: il management aziendale, fintanto che riesce a garantire un consistente flusso di denaro, avrà sostanzialmente carta bianca. Più passa il tempo e meno Cretino si interessa degli affari (e meno finge di capirne). Gli impegni e i tempi della vita da vitellone lo assorbono via via completamente. I manager e i dipendenti dell’azienda ne seguono la vita sociale leggendo i rotocalchi che raccontano le sue imprese sportive, la sua vita amorosa, il suo impegno come collezionista d’arte, e con grande sollievo lo vedono fotografato al Gran Prix di Montecarlo, sulle piste di Aspen, alle regate di Antigua, al matrimonio di qualche testa coronata: molto meglio lì che in fabbrica!

Se invece il cretino continua a interferire e manda l’azienda a rotoli, tutti i dipendenti devono confrontarsi con l’ineluttabile prospettiva di cercarsi a breve un’altra occupazione. Quelli più accorti (e furbi) faranno in modo di trarre il massimo beneficio dalla situazione contribuendo per quanto possibile al saccheggio di ciò che resta dell’impresa, passando così dalla parte di chi guadagna qualcosa dalla rovina. Sono infatti numerosi i professionisti che, giustamente, sanno bene come riempirsi le tasche raccogliendo i fiumi di denaro che cadono dalle mani di un ricco imbecille: architetti, consulenti finanziari, avvocati divorzisti, progettisti di yacht, mediatori immobiliari, concessionari d’auto, presidenti di circolo. E’, anche questa, una forma di redistribuzione del reddito.

Va però anche considerato il caso limite, non del tutto infrequente, in cui l’azienda diretta dal cretino-erede invece di fallire riesce a sopravvivere, o addirittura a crescere. Il cretino potrebbe infatti ritrovarsi fra le mani un business talmente ben avviato, azzeccato o fortunato, da non riuscire a rovinarlo neanche mettendocela tutta (si dice che i soldi chiamano soldi…). Questa è la situazione peggiore per i disgraziati dipendenti: infatti, forte di un successo di cui è in realtà solo il beneficiario, Cretino si illude di avere una parte nel progresso dell’azienda; confonde la fortuna con il merito e, orgoglioso, si rafforza nella sua strafottente stupidità, fino al punto di presentarsi come un grande imprenditore e pretendere di insegnare il mestiere a chi gli sta intorno.

Il Cretino-che-si-è-fatto-da-sé

Qualsiasi persona minimamente ragionevole, e che sappia trarre qualche insegnamento da ciò che si vede intorno, si rende conto che successo e carriera sono affetti da una forte aleatorietà.

Attitudini, laboriosità, formazione, determinazione, per quanto sicuramente importanti nel determinare il successo di un individuo, raramente risultano da sole sufficienti. Perché il successo si realizzi è  necessario che la fortuna intervenga determinando le circostanze esterne che forniscono a chi è più pronto, dotato e preparato le opportunità da cogliere. E’ da questo “mix”, in cui la fortuna gioca sempre un ruolo determinante, che scaturisce il progresso nella carriera e negli affari.

Chi non capisce questa elementare verità, si vanta di aver “da solo” creato un’impresa di successo o raggiunto una posizione di eccezionale responsabilità, lasciando intendere che tutto ciò sia stato merito esclusivo e conseguenza  inevitabile delle sue personali capacità. Costui è, nel migliore dei casi, un ingenuo; più spesso un cretino: il Cretino-che-si-è-fatto-da-sé.

Questa particolare razza di Cretino tende a trattare i propri collaboratori con supponenza e sfiducia, sminuendone le capacità e proponendo sempre, come esempio di confronto, se stesso. Nella sua distorta rappresentazione, il mondo del lavoro è un eden di opportunità che aspettano solo di essere colte, e chi non ne trae vantaggio è (diversamente da lui) semplicemente un incapace. Il pensiero di Cretino, alla fine dei conti, è che quelli che lavora sotto di lui non meritano di fare carriera, perché sono meno bravi, punto e basta. In questo modo Cretino finisce per ostacolare la crescita dei suoi disgraziati sottoposti, frustrandone sistematicamente le ambizioni. Così facendo, fra l’altro, Cretino si preclude il beneficio di sfruttare le loro capacità, ove ve ne siano.

Come si può convivere con un simile personaggio? Non si può. La presunzione e l’egocentrismo del capo rendono impossibile per qualsiasi dipendente una crescita di responsabilità, né alcuna proposta diversa da quelle unilateralmente decise da Cretino verranno mai prese in considerazione. I dipendenti che non si rassegneranno ad una cieca obbedienza (“fregatene e attacca l’asino dove vuole il padrone”), prima o poi se ne andranno verso altri lidi.

Il Cretino-ottuso-e-perciò-affidabile

Una particolarissima razza di cretini al comando è quella degli utili idioti. Altamente diffusa negli apparati burocratici e fortemente gerarchici, essa emerge come classe dirigente ogniqualvolta un potere superiore desidera affidare delle responsabilità delicate e potenzialmente pericolose alla custodia di qualcuno che garantisca una totale affidabilità e un’altrettanto completa assenza di iniziativa. Quando l’obiettivo è di mantenere uno status-quo ed evitare sorprese, possono essere affidate a questo speciale tipo di cretino delle posizioni anche molto importanti: presidenza di commissioni di inchiesta e authority pubbliche, direzione di organi di controllo, custodia di asset o di patrimoni, poltrone in consigli di amministrazione, guida di comitati etici o supervisione scientifica.

Il cretino ideale, in questi casi, è quella che viene definita altrimenti come una “personalità di assoluto prestigio”. Tipicamente gli si riconoscono, come speciali meriti, la prudenza e l’imparzialità, una conoscenza teorica della materia, la specchiata onestà. In qualche caso, il suo incarico verrà etichettato come quello di “traghettatore”, di “garante”, di figura “super partes”. Più prosaicamente, tutto questo significa che dal cretino ci si aspetta che faccia il meno possibile, e che soprattutto non prenda decisioni o iniziative checchessiano.

Il profilo emblematico di Cretino-ottuso è un quello di un oscuro professore universitario, ordinario di qualche materia strampalata e astratta in qualche semisconosciuto ateneo, che abbia dato negli anni ampia dimostrazione di saper essere riconoscente e obbediente verso chi gli fa un favore e mancante di senso di urgenza. Se l’età avanzata lo ha reso un po’ rincoglionito e sordo, meglio ancora: il suo atteggiamento di norma assente e silenzioso sarà benevolmente rappresentato come lo specchio di una prudente riflessività; qualche volta si addormenterà alle riunioni, ma tutti saranno pronti a giurare che sta ponderando attentamente quanto si va discutendo.

Cretino, insediatosi nell’incarico, per prima cosa si dota di una segreteria che lo filtri da ogni noia. Poi organizza le sue spese personali, gli orari del suo autista, il trasloco della sua biblioteca, Quindi dedica almeno sei mesi (meglio dieci) a conoscere i collaboratori, i funzionari e i dirigenti, e a documentarsi sulla materia di cui dovrebbe in teoria occuparsi. Parallelamente, avvia un programma di relazioni istituzionali “ad alto livello”, a scopo conoscitivo: incontra rappresentanti sindacali e varie autorità, presenzia a convegni e cerimonie. Fedele al mandato implicitamente ricevuto, Cretino si occupa solo di questioni marginali, lontane dall’operatività e mancanti di qualsiasi conseguenza pratica. I suoi rari contributi all’attività dell’organizzazione in cui è stato posto assumeranno, tipicamente, la forma di un “richiamo ai valori fondamentali del nostro incarico”, di un “attività di monitoraggio e vigilanza preventiva”, di “linee guida per la strategia a lungo termine”. Per il resto si occuperà degli auguri di Natale, di aprire i lavori di qualche convegno, di ricevere le delegazioni straniere.

Queste inutili attività, per di più, finiscono per svolgersi nella forma più burocratica e ridondante immaginabile, in un stillicidio estenuante per lentezza, anche perché Cretino…
…non è in grado di usare un computer e men che mai leggere una e-mail, e quindi qualsiasi attività deve essere mediata dalle segretarie;
…pretende che la definizione di tutti i suoi appuntamenti sia tenuti in sospeso finché questi non siano trascritti sull’agenda che porta sempre con sé (e dove poi li cancella e sposta senza avvisare nessuno)
…arriva in ufficio alle undici, si assenta alle dodici per incontri a pranzo che si protraggono fino alle sedici, e due giorni a settimana è occupato per tenere le lezioni universitarie altrove;
…non controfirma alcun documento che non sia stato vagliato e approvato da almeno altri tre uffici o istituzioni diverse, cosa che richiede una circolazione infinita di bozze e controbozze.

Grazie a questo infallibile metodo, Cretino riuscirà a sopravvivere indefinitamente nel suo incarico senza produrre alcun risultato significativo, fin quando farà comodo a chi lo ha nominato di tenere congelata quella posizione.

Passiamo ad esaminare la situazione dei collaboratori di Cretino-ottuso.